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Venerdì 31 luglio si è tenuto l’evento finale finalizzato alla divulgazione dei risultati della sperimentazione del “Progetto Pilota del Suino Nero Cinghiato”, attuata con il finanziamento del PSR Umbria 2014/2020.

I partecipanti sono stati guidati attraverso i profumi e i sapori delle tradizioni locali, attori di un percorso legato al cibo e alla cultura, al fine della riscoperta di sapori artigianali in un felice connubio tra tradizione e innovazione.

 

nerocinghiato

                 (L'evento finale del progetto di recupero del Suino Nero Cinghiato)

 

Il lavoro di ricostituzione della razza “Suino Nero Cinghiato” è partito nel 2007, da una brillante intuizione del Prof. Luciano Giacchè, all’epoca docente di “Antropologia alimentare” presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (DSA3) dell’Università degli Studi di Perugia (UNIPG), che ha osservato come nell’iconografia disseminata nel territorio regionale, ai piedi di Sant’Antonio, venisse sempre disegnato un maiale nero con una cinta bianca chiamato “Suino Nero Cinghiato” o “Cinghiato di S. Antonio”.

Si tratta di un’antica razza italica autoctona rappresentata fin dal IV/III sec. a.C. dal popolo Etrusco, purtroppo estinta fra il 1700 e 1800, ma oggi in fase di “ricostruzione” partendo da pochi soggetti con caratteristiche morfologiche e fenotipiche rispondenti alle raffigurazioni iconografiche.

Il progetto si è posto l’obiettivo di ricreare nel territorio dei Monti Sibillini, e poi in tutta la regione, un “genius loci”, ossia una popolazione di suini con una elevata resistenza ai fattori ambientali, allevata all’aperto, in grado di produrre carni dalla qualità eccelsa e legate al territorio, attraverso la combinazione di competenze multidisciplinari e dall’implementazione di moderne ed innovative tecnologie per la gestione della filiera.

Il progetto ha previsto inoltre lo sviluppo di un sistema di tracciabilità, denominato “FollowPig”, basato sull’utilizzo di un QR Code, che permette al consumatore finale di verificare tutte le fasi di filiera: dalla data e luogo di nascita del capo, ai trattamenti sanitari ricevuti, a eventuali spostamenti, alla data di macellazione, al laboratorio di trasformazione e stagionatura delle carni, permettendo il riconoscimento del valore e della qualità della materia prima alla fonte e durante i passaggi di filiera, garantendo in completa trasparenza la tracciabilità della catena di produzione e trasformazione, fase dopo fase, fino a giungere alle tavole dei consumatori.

Il gruppo di imprese umbre che ha portato avanti questo progetto si è costituito formalmente in una “rete soggetto” denominata “Rete del Suino Nero Cinghiato”, che è formata da aziende del settore agricolo ed agroalimentare, ma anche da aziende del settore terziario, aggregate al fine di accrescere la propria competitività, sia individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione e la collaborazione, adottando un modello di business alternativo rispetto a quello individualistico e frammentato tipico del nostro tessuto economico. L’innovazione, infatti, trova ragione nella strategia per una crescita intelligente ed inclusiva e costituisce un ponte tra le politiche di ricerca e quelle di sviluppo rurale.

L’esperienza da attuare, nelle intenzioni dei responsabili del progetto, è quella di un gruppo di aziende umbre che, supportate dal DSA3 di UNIPG - Prof.ssa Francesca Maria Sarti, dall’IZSUM – Dott. Marco Sensi e Dott. Massimo Biagetti e dal 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell'Umbria (3A-PTA), si propone di promuovere un’azione coordinata di valorizzazione e promozione del territorio, che vada a beneficio di tutta la filiera suinicola, contribuendo così a promuovere lo sviluppo economico e l’incremento occupazionale nelle zone rurali, potenziando la redditività e la competitività degli allevamenti.

Per maggiori informazioni: “Suino Nero Cinghiato. Storia del recupero e della reintroduzione di un'antica

popolazione suina in Valnerina”.

 

 

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