Uno studio, pubblicato di recente sulla rivista Quaternary Science Reviews da un gruppo internazionale, con la partecipazione di ricercatori dell’Università degli Studi di Perugia, ha permesso di ridefinire la storia evolutiva della lince pardina (Lynx pardinus), uno dei felini a maggiore rischio di estinzione: oggi vive soltanto in due riserve naturali della Penisola Iberica ed è oggetto di numerosi progetti di conservazione e salvaguardia. 

Lo studio è stato svolto da un gruppo comprendente scienziati dell’Università degli Studi di Perugia (Marco Cherin, ricercatore del Dipartimento di Fisica e Geologia, e Dawid A. Iurino, collaboratore dello stesso Dipartimento), Sapienza Università di Roma, Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont (Joan Madurell-Malapeira, già Visiting Researcher dell’Ateneo perugino), Università di Torino, Universidad de Buenos Aires, Natural History Museum di Basilea e University of York.  

Attraverso lo studio di fossili provenienti dal Gargano, gli autori della pubblicazione hanno dimostrato come circa 40000 anni fa, nel corso del Pleistocene, la lince pardina fosse presente in gran parte dell’Europa mediterranea, mentre Lynx lynx, l’attuale lince eurasiatica, fosse meno diffusa di quanto comunemente creduto.  

 

lince da ingarano cranio fossile

                 (Il cranio fossile di una lince)

 

lince da ingarano scansioni tac dei reperti

                 (I reperti vengono sottoposti a scansione TAC)

 

I fossili studiati rappresentano la più ricca collezione di resti di crani, mandibole e denti attribuibili a linci pleistoceniche. Marco Cherin ha curato, tra l’altro, la parte dello studio relativa alla ricostruzione della massa corporea delle linci estinte.  

“L’analisi – rivela Cherin – mostra che le linci pardine del passato fossero in generale più grandi rispetto a quelle che oggi sopravvivono nella Penisola Iberica in poche decine di esemplari. La forte contrazione dell’areale e la drastica riduzione del numero di individui è una condizione raggiunta solo negli ultimi secoli, in gran parte dovuta alla pressione antropica”.  

Le analisi di paleontologia virtuale basate su TAC e micro-TAC hanno avuto un ruolo di primo piano nello studio, permettendo di ‘restaurare virtualmente’ i fossili pugliesi e di studiarne l’anatomia in dettaglio.  

“L’uso di strumenti digitali nella Paleontologia dei Vertebrati – aggiunge Dawid A. Iurino – consente di analizzare i fossili in modo molto approfondito e non distruttivo, restituendo preziose informazioni sullo scheletro dei carnivori pleistocenici e sulla loro evoluzione”.  

 

lince da ingarano modello 3d del cranio

                 (Un modello 3D del cranio di lince)

 

lince da ingarano ricostruzione dellaspetto esterno

                 (La ricostruzione dell'aspetto esterno della lince da Ingarano)

 

Le linci pardine hanno avuto una storia evolutiva distinta rispetto alle linci eurasiatiche, che si sono diffuse in Italia solo in tempi molto più recenti. Le attuali popolazioni iberiche quindi rappresentano gli ultimi eredi di una linea evolutiva molto antica. Lo studio dei fossili aggiunge un ulteriore elemento a sostegno della protezione di uno dei felini più straordinari al mondo. 

 

Riferimenti:

Mecozzi, B., Sardella, R., Boscaini, A., Cherin, M., Costeur, L., Madurell-Malapeira, J., Pavia, M., Profico, A., Iurino D.A. (2021). The tale of a short-tailed cat: New outstanding Late Pleistocene fossils of Lynx pardinus from southern Italy. Quaternary Science Reviews, 106840. https://doi.org/10.1016/j.quascirev.2021.106840

Link all’articolo: https://authors.elsevier.com/c/1ckbX-4PR~R0M